Le novità legislative in materia di estradizione

© Photo by Paul Williams on Flickr

Le novità legislative in materia di estradizione

Giulia Borgna

03 Sep 2019

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Poco prima della chiusura estiva dei lavori parlamentari (poi durata meno del previsto stante la crisi di governo), il Parlamento ha autorizzato la ratifica e dato esecuzione a una pluralità di accordi multilaterali e bilaterali in materia di estradizione e di assistenza giudiziaria in materia penale che attendevano da tempo di essere recepiti nell’ordinamento italiano. 

Anzitutto, con legge n. 91 del 24 luglio 2019, è stata autorizzata la ratifica ed esecuzione del trattato di estradizione con la Repubblica del Kenya sottoscritto a Milano l’8 settembre 2015. L’accordo sostituisce la risalente Convenzione di estradizione dei malfattori italo-britannica del 5 febbraio 1873, la cui applicazione era stata estesa nei rapporti italo-kenioti a seguito dell’indipendenza del Kenya con scambio di note del 22 settembre-8 dicembre 1967.

Con legge n. 90 del 24 luglio 2019, invece, è stata autorizzata la ratifica e l’esecuzione del trattato di estradizione con la Repubblica del Kazakhstan, fatto ad Astana il 22 gennaio 2015. Si tratta del primo accordo bilaterale di estradizione con il paese asiatico.

I summenzionati trattati sono molto simili nei contenuti, sia pur con qualche leggera differenza nei presupposti applicativi (ad esempio, la consegna da/per il Kenya è consentita anche per “dar corso ad un procedimento penale”) e ratione temporis (ad esempio, le richieste di estradizione da/per il Kenya potranno basarsi anche su reati che siano stati commessi prima dell’entrata in vigore del trattato).

Risulta senz’altro degno di nota l’accordo aggiuntivo con la Repubblica di Serbia inteso a facilitare l'applicazione della Convenzione europea di estradizione del 13 dicembre 1957, fatto a Belgrado il 9 febbraio 2017, la cui ratifica ed esecuzione sono state autorizzate con legge n. 87 del 24 luglio 2019.

Le disposizioni contenute nell’accordo ricalcano, in larga misura, quelle omologhe previste negli accordi aggiuntivi con Albania, Macedonia, Montenegro e Bosnia in tema di estradizione.

Le ipotesi contemplate dall’accordo riguardano perlopiù l’estradizione processuale per reati di criminalità organizzata, corruzione e riciclaggio e altri gravi reati, rispetto ai quali le parti si impegnano a consegnarsi i propri cittadini. 

In linea di principio, infatti, la Serbia, al pari di altri paesi sorti dalla dissoluzione della ex-Jugoslavia, non estrada i propri cittadini (art. 16 della legge n. 20 del 2009). L’accordo appena concluso ha come obiettivo proprio quello di superare questo ostacolo nei rapporti bilaterali con l’Italia, contenendo una puntuale disciplina della materia dell’estradizione dei cittadini e del transito degli stessi sul territorio per le ipotesi in cui un cittadino consegnato da uno Stato terzo ad uno dei due Stati contraenti debba transitare sul territorio degli stessi.

Riveste altresì particolare importanza riveste la possibilità di scontare la pena nel proprio Stato all’esito del procedimento penale celebrato nello Stato richiedente (il che consentirà, con ogni probabilità, di accelerare i tempi – normalmente assai lunghi – relativi alla procedura ordinaria del trasferimento dei detenuti prevista dalla Convenzione di Strasburgo del 1983).

Da ultimo, si segnala che, con legge n. 88 del 24 luglio 2019, l’Italia ha finalmente ratificato e dato esecuzione al Terzo e Quarto Protocollo Addizionale alla Convenzione europea di estradizione del 1957

Il Terzo Protocollo Addizionale, fatto a Strasburgo nel 2010, introduce una procedura semplificata di estradizione nell’eventualità in cui la persona richiesta presti il proprio consenso alla consegna.

Il Quarto Protocollo Addizionale, invece, fatto a Vienna nel 2013, contiene alcune significative novità in merito alla prescrizione come condizione ostativa alla consegna. 

Come noto, ai sensi dell’art. 10 della Convenzione del 1957, non è consentita l’estradizione “se la prescrizione dell'azione o della pena è acquisita secondo la legislazione della Parte richiedente o della Parte richiesta”. Ne consegue che l’intervenuta maturazione dei termini di prescrizione del reato – indifferentemente secondo la legislazione dello Stato richiesto e/o dello Stato richiedente – costituisce un motivo obbligatorio di rifiuto della consegna.

Questa impostazione è stata parzialmente rivista con il Quarto Protocollo Addizionale. 

Se l’intervenuta prescrizione nello Stato richiedente continua a costituire un motivo ostativo alla consegna, la prescrizione secondo la legislazione dello Stato richiesto non rappresenta più un motivo di rifiuto

Tuttavia, è bene segnalare che l’Italia ha apposto una riserva all’art. 10, par. 3, della Convenzione di estradizione, così come modificato dal Protocollo. L’Italia potrà continuare così a invocare la prescrizione come causa ostativa alla consegna nella duplice eventualità in cui: a) la domanda di estradizione si fondi su reati per cui lo Stato ha giurisdizione, in ossequio alla propria legge penale, e b) per l'ipotesi in cui la stessa legge proibisce espressamente la consegna in caso di prescrizione avvenuta sulla base della legge medesima.